Ottica (1-2-3)

Ho preso due obiettivi, un 11 e un 50, il 50 è un f/1.2, è o ha, è diversa la realtà, se vuoi te la mostro, la visione laterale, quello che sta a sinistra e a destra dei 180°, guardalo adesso, entra in un posto che non conosci e parlami dell’estrema destra e sinistra dei 180°, ti assicuro che l’11 ha le idee più chiare, non ha nemmeno idee e spostati, cavati dai coglioni, ho gente a cui sparare in testa, prima vorrei scopare, vogliono soldi, quelli con le spalle più coperte hanno detto 3.000, poi hanno detto no, ci siamo sbagliati, sono 8.000, io manco una parola, da cosa la differenza, non lo so, sono 5.000 in più da cosa, non lo so, non glielo puoi nemmeno chiedere perché si infastidiscono, fanno i vaghi, ci mettono una croce a matita sulla tua carta e te lo dicono tra 8 mesi, tra 36, fanno in modo che tu non sappia mai di cosa puoi disporre, ce li hai o li devi a loro, i soldi, ti tengono d’occhio, potresti diventare ricco, magari con una rapina, ti lasciano fuori, cambiano la cifra, fuori da galera intendo, interessa la cifra, la cambiano, avevano detto 8.000 per passare a 15.000 o 20.000, ma vista la rapina dicono Due Milioni, così, dopo il caffè, capisci che devo sborrare subito, non so se riesco a caricare mentre lo faccio, dimmi cosa vedi ai lati, di cosa si tratta, che roba è, ne parli perché la avevi vista prima, ma l’11 lo sa, lo sa perfettamente, sempre, anche se non c’è mai stati lì, che ci sia stato o non ci sia stato ha le idee chiare, sa perfettamente cosa c’è, ottica, non sono idee, è questo il punto, e con questa qualità se la macchina è in asse ti lascia pure le linee dritte, e il 50 se lo apri a 1.2 ti mette a fuoco un punto, e il resto sfuma, tutto sfumato, i tuoi occhi lo fanno, è una domanda, ma non posso mettere punti interrogativi, è una domanda, i tuoi occhi lo fanno di mettere sfocato, mentre piangi magari, potrei mettertelo in culo alla brutto dio allora, spaccarlo, di sicuro con le lacrime si sfoca, hai lo sfocato, ma il punto a fuoco, non posso mettere i punti interrogativi, un solo punto perfettamente a fuoco di quella mela, ad esempio una mela, quella mela, stavo pensando di provare con una banana, una cosa lunga, una banana, meglio che un cetriolo, frutta, niente manganelli, mela perfetta in quel punto, no, tu hai tutto sfocato e io magari sborro, ti sborro in culo, gli altri vogliono di meno, 2.000 sicuri, non ne vogliono di più, ma li vogliono in fretta, prima che io li abbia, mentre ti monto carico, metto le pallottole perché poi esco, prima qua vicino, una cosa veloce, milioni di risparmio, non si sa esattamente, quando sparo non lo sanno nemmeno loro, credo lo avrebbero saputo dopo il caffè, gli altri sono più lontani, bisogna fare una ricerca, dal dialetto sono certo che bisogna cercare a sud, a 1.000 chilometri da qua, almeno, e là sotto capire le sedi, magari capire la zona dall’ip, insomma si fa più fatica a risparmiare 2.000, tanto che mi verrebbe da lasciar perdere, ma a dirla tutta mi sa che un viaggio a questo punto mi fa bene, con un obiettivo chiaro, utile soprattutto, togliere merda dal mondo, mi faranno santo, senti, basta, mi si sta smollando e non ce la faccio a sborrare, non me ne frega un cazzo, non so come mi sia venuta l’idea, a te fa male, però ricordati di dirmi se rispetto al 50 vedi tutto sfocato o hai un punto che vedi bene, la buccia della mela, come la vedi, prima o poi dimmelo, hai il numero, quando hai voglia me lo dici, mi chiami, un messaggio, mi levo dai coglioni.

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Te la passo, dice, mi immaginavo fosse a Stoccolma, e invece è lì accanto a lui, ciao dice, e poi che sono molto caro, che caro, sei molto caro, lo dice con un tono che vedo la sua mano che scivola sul cazzo duro del mio amico, ci chiariamo in fretta, mi chiede se voglio che me lo ripassi, sì, così lo saluto, e lui mi chiede di nuovo come sto, io glielo dico, mi faccio confidente di uno stato disperso e lui mi dice quello che dicono tutti, lui mi dice Come tutti e poi emette una specie di sospiro, immagino che lei glielo abbia preso in bocca, è così che si salvano le coppie, negli ascensori finché c’è gusto, o in un vicolo, basta che sia in qualche modo pubblico, basta che ci sia quel minimi di rischio, di senso di violazione della norma, non sono mai loro due, è sempre più il contesto e in un mondo finito capita facilmente che ad un certo punto il contesto manchi, soprattutto perché i borghesi non amano finire in galera, e tal proposito sono stato sono stato accusato di scrivere per épater le bourgeois, mais il n’y a plus de bourgeois qui s’épatent, ed è così naturale pensare, per me, per me, per me, stoccolma di sborra, naturale e ovvio, inevitable, ma non credo che alla fine userò la pistola, non mi piacciono il rumore dello sparo e la distanza, anche minima, del corpo che deve morire, la pallottola che fa il lavoro per me, come stoccolma di sborra vedo una spranga di ferro, menare la spranga sul cranio e frantumare tutte le ossa che stanno dentro, il cuoio capelluto che si squarcia e sotto il cranio che finisce in cocci, un movimento attivo, perseguito con attenzione, colpendo dove davvero si può rompere ciò che ancora è intatto o devastare e spappolare ciò che già è rotto, mi chiedo quale sia l’etica di una violenza ai danni di chi mi deruba attuando una legge dello stato in cui vivo, in che stato vivo, mi chiedo, e rimane il fatto che non posso usare punti interrogativi, in che stato vivo, sono sempre più brutto, sono tre giorni che non mi faccio la barba e non se ne può accorgere nessuno perché ho la mascherina, metto la pistola in freezer, cosa succede a una pistola congelata, dipende tutto dalla lubrificazione, torno a pensare alla coppia al telefono, dipende tutto dalla lubrificazione, metti una scarsa manutenzione, non la pulisco da tempo, non la smonto, la tolgo dal congelatore, il colpo era già un canna e il percussore non scatta, congelato, ma il meccanismo è libero, poso la pistola sul tavolo e lentamente tutte le sottili velature ghiacciate si sciolgono, il bossolo viene colpito, ma il proiettile non può scorrere nella canna, spermatozoo congelato, banca del seme, la pistola esplode, non si sa quando, sta lì sul tavolo e sappiamo che esploderà, immaginiamo sia meglio non essere nella stanza quando accade, pezzi di pistola violenti come proiettili, bourgeois qui se n’épatent pas, scappano e basta, quando mi volevi fare un pompino nel parcheggio ho detto di no perché c’è sicuramente la telecamera, mi hai menato il cazzo dentro ai pantaloni e ti ho fermata, la sborra ribolle e non esce, non schizza, non fa, sta, i borghesi che si divertono, la meraviglia goduta per foto di bambini macinati per fare hamburger, c’è pieno di pazzi, ma personne s’épate, va tutto bene, dove posso trovare una spranga di ferro mi chiedo, mi chiedo se massacrare a sprangate sul cranio un mero e ligio esecutore della legge sia etico, se il suo furto legale possa essere punito da un atto illegale, il luogo dove immagino il delitto sta alla rotonda ultima tornando dalla città, un luogo assai improbabile, e non so in quanti ci abbiano fatto caso, ma c’è un punto in cui il campanile della chiesa a valle si allinea perfettamente con il campanile che sta sopra alla collina, e penso che sia quello il luogo ideale per spaccare la testa al ladro, immagino che quando la spranga colpisce la testa mi rimandi alla mano e al polso una vibrazione, penso sia bello, giocoso, stoccolmo di sborra, che ci sia qualcuno o sia da solo rimane tutta dentro, chissà quanta ce n’è e chissà come viene smaltita la sborra vecchia, in italiano la fortuna di épater sta nel fatto che fa pensare al fois gras, al paté di fois gras, basta che si mangi qualcosa, va tutto bene, so che c’è una donna che con un urlo fa un buco di tre metri, di cinque metri, per terra, sotto ai suoi piedi, tanto che a volte fa fatica a uscire, lo fa di nascosto ovviamente e non l’hanno mai individuata, mai presa, mi piacerebbe molto incontrarla.

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Mi dici che con la barba da fare faccio schifo, che sono vecchio, ti guardo, mi dici che ti fa male il culo, ti sanguina, ti sei messo un pannolino da donna perché ti sanguina, ti dico solo che è vero, che lo sono, anagraficamente, ma non ripeto la parola vecchio, non perché mi faccia paura, ma perché la sequenza vecchio, sporco, cattivo è così didascalica che mi disgusta, e poi cattivo capisco lo si possa dire, pensare, ma non mi ci sento, mi sento a piombo, è la gravità che si è spostata, per questo per tirare su un muro non usano più il filo a piombo, verrebbe a 45°, ti dico di provare a mollare a terra la mela e vedrai come cada qualche metro in avanti, perché la gravità è cambiata e per tirare su i muri usano strumenti elettronici che correggono la distorsione magnetica, per tutta risposta lasci cadere il bicchiere che hai in mano che si frantuma tra i tuoi piedi, sono scalzo, sei scalzo, non mi importa molto se ti tagli, mi dà fastidio se accade e sporchi il pavimento di sangue, ti dico di andartene, di tornare da tua moglie, se non riesco ad ammazzare il ladro, metti caso mi assalga il furore di notte, che vada a prendere la pistola in freezer e te la piazzi sotto al cuscino dopo aver premuto il grilletto, mi dà fastidio l’idea di togliere pezzettini del tuo cranio e della tua materia grigia dal soffitto, è meglio che tu torni da tua moglie, è una questione di incolumità, e poi non posso aspettare che il ladro arrivi in corrispondenza dei campanili, come lo fai scendere dalla macchina nel mezzo di una rotonda, come lo becco proprio alla rotonda, rimane il fatto che non posso scrivere punti interrogativi, mi apposto, punto la fotocamera da dove penso che esca e intanto leggo un romanzo sul tablet, stretto ordine cronologico ignorando qualsiasi consiglio, quando la fotocamera inquadra qualcuno mi manda la notifica sul tablet, un banner in alto che scompare dopo un secondo, prendo la sbarra di ferro dal sedile destro, pensavo avrei messo i guanti, un guanto, il destro, in pelle, nero, ma il didascalico mi assassina, la mano nuda mi permette di sentire meglio la vibrazione della spranga, mi sente arrivare e si gira, la sua auto alle spalle, si appoggia, la portiera aperta dal telecomando, il telecomando in mano, mi vede meglio, sono a un passo, ormai, ormai, ormai, sai quando non si torna indietro, sai quando non si usano i punti interrogativi, non si chiede niente, si fa, si fa e basta, gli strappo la mascherina e gli metto le dita sulla bocca, sposta la testa, piega la testa di lato, gira la testa, e gli do la prima sprangata, barcolla, gliene do un’altra e cade, mi ci metto sopra, me lo giro giusto con un paio di strattoni e gli metto le dita sulla bocca, gli apro la bocca a forza, oppone poca resistenza, nessuna, così stordito sanguina, magari arriva qualcuno e fine della gioia, sto gioendo, niente punti di domanda, sto gioendo, penso alle telecamere, sarà vero che qui ancora non ce ne sono, niente punti interrogativi, mai per me, non posso, non devo, ne fanno di piccolissime, potrebbero essercene un migliaio tra i mattoni e le crepe, potrebbe essere il primo omicidio a 360° gradi, un video bello pesante, gli ficco le dita in bocca e gli abbasso la lingua, per tutta risposta tenta di fare lo stesso, apro la bocca, sento le sue dita salate sulla lingua, lui morde le mie e io calo un’altra sprangata, poi mordo forte, voglio tranciare le sue con gli incisivi, mordo fortissimo, ma non riesco a tranciare le ossa delle falangi, sputo la sua mano e comincio a menare colpi, dalla bocca gli esce la lingua, a punta, curva in su, se fosse in piedi, sdraiato è curva all’indietro, curva e a punta come dovesse, volesse, leccarmi il frenulo, non mi fermo, immaginavo avrei colpito con calcolo e misura, con delle pause anche, meditabondo quasi, ma scopro in me un rabbia che si scopre nel gesto frenetico, nel giro di poco anche se non so se sia davvero poco, in effetti pare eterno, ma quando ho finito pare poco, nel giro di poco tra la sua testa e l’asfalto l’unica cosa che cambia è il colore e la poltiglia, ho il post-it in tasca e come mi ero ripromesso glielo metto sulla pozzanghera che sta alla fine del suo collo.

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Alle mie spalle c’è qualcuno, la donna pare uscita dall’800, abito blu o nero, lungo, spesso, giacca pesante, stesso colore, mi dice una cosa sola, Scappa, e per me è un ordine.

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