La casa in bianco e nero

La foto è accreditata, nella descrizione che sta sotto compare il nome dell’autore che le ha dato un titolo.

La foto è stata scattata in orizzontale ed è in bianco e nero. La cosa che immediatamente attira l’attenzione sono gli occhi della casa.

Subito si pensa a un romanzo di Shirley Jackson. A patto di conoscere Shirley Jackson. Purtroppo, le similitudini e gli accostamenti vengono fatti in base alla propria esperienza, conoscenza e cultura, per questo nella maggior parte dei casi mi risultano avvilenti. Alle feste, assieme a tutto il resto, dovrebbero servire anche del sonnifero, non so esattamente per chi, ma credo ci dovrebbe essere. Che so? Cloroformio. Lo metti sul fazzoletto e…

Dividendo la foto rettangolare in quattro rettangoli identici in quello in alto a sinistra, il primo in lettura, c’è solo un cielo lattiginoso di nebbia nel quale sfuma il campo erboso, forse la prateria; la nebbia impedisce di comprenderne vastità ed estensione.

Nel rettangolo sottostante, sempre a sinistra, lo preciso, anche se non serve, perché aiuta i disattenti, c’è una staccionata, o meglio, un pezzo di staccionata, infatti va da un palo all’altro, e basta, tutto il resto, se mai ci fosse stato, manca. Il palo a destra è molto sottile mentre quello a destra molto grosso, tra i due pali ci sono due assi orizzontali, quella sopra sottile, quella sotto più larga, questo fa sì che nella sproporzione di tutti gli elementi si crei una sorta di simmetria, di commisurazione di pesi.

Tutto stava lì così, il fotografo è arrivato e l’ha vista, quindi la ha fotografata.

Il peso dato dalla staccionata in basso a sinistra è bilanciato da quello della casa in alto a destra, nel rettangolo superiore destro, stando alla suddivisione immaginaria fatta prima.

La casa probabilmente è un fienile abbandonato. Il tetto è molto spiovente e a sinistra è più lungo che a destra. Anche se il terreno su cui si fonda digrada da destra a sinistra la casa è costruita in piano, la parete a destra è più alta di quella a sinistra, per questo poi a destra il tetto è più corto.

Nella casa ci sono sei aperture. In basso a sinistra un’apertura con architrave a ottagono mozzato ha la stessa dimensione dell’apertura che sta in alto e che, nella parte superiore, assume la foggia del tetto spiovente sull’uno e sull’altro lato, il vertice di un triangolo, insomma. Appena sotto a questo finestrone in alto c’è una finestrella molto piccola, quasi quadrata, ma che rimane rettangolare in senso verticale. A destra in basso, enorme, c’è l’apertura maggiore, sul fondo della quale, in alto, si vedono quelli che all’inizio ho chiamato gli occhi. Infatti rispetto a questo portone senza portone configurano l’interno scuro come un volto minaccioso con occhi chiari, bianchi della nebbia che sta dietro.

Cloroformio

Sotto alla staccionata in basso a sinistra l’erba è alta. Passo da un rettangolo all’altro, senza esaurire completamente ognuna delle sezioni in cui ho suddiviso la foto, per mantenere una visione d’insieme, perché sono convinto che si perderebbe se seguissi la geometria inventata per dare ordine a un paesaggio che ordine non ha, nessuno ha pensato di dargli un ordine, a parte il fotografo e me, adesso.

Davanti all’apertura che sta in basso a sinistra, per tutta la sua larghezza, c’è una staccionata, ha due pali dalle parti e uno al centro e orizzontalmente i pali sono cinque, anche se il quinto in basso non si vede perché è nascosto dall’erba, insomma, data la distanza regolare degli altri quattro ne presuppongo un quinto.

A parte il punto sotto alla staccionata tronca in basso a sinistra l’erba è corta, avrei dovuto scrivere bassa, ma l’ho usato per la posizione della sezione.

Il portone senza portone ha due avvallamenti che vengono verso di noi, leggermente in diagonale verso sinistra, e sono stati determinati dal passaggio di veicoli a quattro ruote, con pneumatici larghi (gli, lo), macchine agricole, probabilmente.

Oltre a Shirley Jackson in questa casa c’è anche Wes Anderson, perché, anche se le simmetrie del regista godono di contrappesi identici, le differenze presenti nella foto mantengono comunque un’armonia e un equilibrio molto forti.

Da un punto di vista narrativo immaginario la casa è un guardiano, un fantasma, un demone che se accetti di superare la finta barriera della staccionata monca in basso a sinistra ti lascia passare sulla destra in quel terreno apparentemente sconfinato e ignoto nella densa nebbia (nebbia densa). La casa è un custode. È evidente che ti devi avventurare da solo, è una faccenda personale e spirituale, forse un rito di iniziazione, o un modo per morire, forse semplicemente per perdersi definitivamente in modo che nessuno più ti trovi, anche se magari rimani dove sei sempre stato. La foto mi ha colpito perché si tratta di un corpo in un territorio.

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