Il ritiro, la molla

È difficile parlare con persone convinte delle proprie idee, in qualsiasi fase siano arrivate, ammesso che queste persone abbiano delle fasi e che siano interessate a una crescita. Capita infatti, anche a me, di considerare la vita un percorso di crescita quando al contrario si tratta di una reiterazione su varianti estetiche.

Un amico mi ha fatto notare quanto sia importante il dialogo anche con chi non la pensa come me o non ha i miei stessi interessi, per il semplice fatto che si sente una voce altra che sottrare a quello che altrimenti sarebbe un rimuginio interno che, per quanto apparentemente logico, soffre di autoreferenzialità e si priva di sbocchi laterali, magari apparentemente incongruenti, ma che possono avere risvolti pertinenti al proprio.

Preferisco l’espressione libera, il caos anche. Giudicare senza credere al mio giudizio.

Sinceramente faccio molta fatica ad ascoltare giudizi, lamentele o entusiasmi per l’ennesima variante di qualsiasi tipo (virale, politica, economica, culturale…).

L’espressione chiara, logica, fluida ha una forza tranquillizzante e come sotto testo sembra mettere ordine nel caos del mondo, ma a me non interessa, la uso perché mi permette di lavorare, ma se devo comunicare con altre persone umanamente e da vicino non mi interessa.

Grazie alla lettura e all’esperienza mi pare che la mente possa essere una sorta di magazzino di idee, più o meno funzionali e, per quanto alcune siano comprovate da fatti, mi riservo sempre di tener conto delle idee che mi permettono di capire meglio il mio interlocutore, di ascoltarlo meglio senza giudicarlo o senza prendere in considerazione i giudizi che spontaneamente scattano nei suoi confronti.

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