Fede

Lei era entusiasta, colpita, ammirata, felice, e stringendogli il braccio e poi guardandolo all’insù, gli disse che non aveva mai conosciuto nessuno come lui, al che Tom si sentì di colpo stritolare dalla tristezza, come una lattina che si accartoccia perché dentro di colpo manca tutta l’aria e diventa un torsolo di mela, ricambiò gli occhi di Esther con una scintilla baluginante, il modo in cui si gode di un grande complimento intimamente per estremo riconoscimento, aveva imparato a dissimulare l’angoscia in quel modo ritenuto raro e nobile, un trucco misero nella sua ovvietà, specialmente se sincero, un credibilissimo fomentatore di ulteriore stima.

Di colpo era di nuovo conscio di essere per sempre solo al mondo, perché lei avrebbe trovato qualcuno di più noto con cui vivere, più rassicurante, domestico, così fece in modo di non incontrarla più, senza sparire, ma trovando o inventando sempre valide ragioni.

Avrebbe potuto credere non fosse così, ma la speranza era la più volgare delle virtù teologali di cui salvava solo la carità, facendola a se stesso.

Parole, opere e omissioni…

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