Febbre e delirio – La schiena di Paul Simonon

A debita distanza, offrire delirio è offrire protezione, grazie alla distanza il delirio rinsalda la logica di chi vi assiste. Anche se di quella logica fosse rimasto solo un filo, il delirio offerto a debita distanza, rende quel filo robusto e affidabile. Tra tutte le considerazioni di cui la norma ci imbeve rimane il fatto che se muore un altro noi siamo rimasti vivi.

Tranne in certe storie d’amore, dove (x) non si risposa.

Nel caso il delirio venisse visto da un delirio maggiore ci si sentirebbe legittimati a delirare o ad attribuire la causa al mondo che nella sua omertà ha una colpa insanabile.

La domanda è: se non lo abbiamo fatto noi e ci fa male perché non dovremmo distruggerlo?

Offrire delirio ravvicinato invece è criminale, connivenza col mondo, burocrazia liberale.

il vigore della sua schiena è quello di un rettile preistorico, di liane a frusta, di sciabolate di sole

Ho ascoltato un po’ di musica rumorosa, per ore, preferendo le versioni live, e sull’inno americano di Hendrix mi sono accorto di conoscerlo a memoria e ho pensato che non conosco a memoria nessuna poesia di Leopardi, nessuna poesia in generale, mi pare, nessuna di quelle che ho imparato a scuola, mentre quella sequenza di suoni, anche se a tratti armonici, quindi facili e riconducibili all’inno, la prevedevo passo passo, sia quando il rumore è proprio tale che quando è botta, quando spinge la leva o la lascia andare, quando ferma tutto di colpo. Mi sono reso conto che una zona del mio cervello custodisce quella roba.

Dei Clash, invece, mi ha colpito la schiena di Paul Simonon. I Clash tengono gli strumenti bassi, sull’inguine, Paul all’inizio non sapeva niente, hanno dovuto scrivergli le note sul manico del basso, suona piegato all’indietro, in avanti, sta fermo e pigia il plettro con pollice e indice, poi di colpo guizza via, all’indietro torcendosi a destra, è una molla, si carica dell’energia che produce e poi scatta, il vigore della sua schiena è quello di un rettile preistorico, di liane a frusta, di sciabolate di sole, quello che fa è potente e necessario, nulla che possa stare in una foto, in una copertina, in un discorso. Sta nei libri di Don DeLillo che ieri notte mi hanno invaso sino alla febbre, la velocità di lettura era inverosimile, capivo tutto e tutto era presente, passato e futuro, mi sfiniva e mi voleva ancora, nessuna donna ha mai fatto tanto, non sapevo più se il mio cervello era mio, era la schiena di Paul Simonon, era il guizzo e l’urlo sommesso tra le pagine, defilato, nascosto, dimenticato.

L’ultimo numero di Blow Up, non so se di conseguenza, mi ha fatto vomitare. Tumblr ha stretto in modo definitivo la morsa sul corpo, la funzione di un seno è l’allattamento, quello della figa l’educazione sessuale, il cazzo non lo so, ma c’è penuria, non capisco perché, non l’ho mai capito, non può piacere il cazzo?

Insomma, per me la verità è un’altra. Anche la questione.

La rabbia segue il pezzo, la melodia, batte le corde una alla volta e poi guizza all’indietro come la schiena di Paul Simonon, girando il manico del basso come il fendente di una scimitarra.

nessuna donna ha mai fatto tanto

L’emozione predominante sarà la rabbia.

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