Don DeLillo

La tastiera in fiamme realizza un sogno di parecchi anni fa, quello di scrivere sul muro di una via dove non va nessuno. Gli accessi al sito sono rappresentati da una linea piatta in fondo alla quale leggere lo zero mi dà la stessa soddisfazione di un piccolo segreto.

Un anno fa ero impegnato nell’editing di un romanzo che poi è stato pubblicato e ad un certo punto mi ero spaventato, già con il lavoro ero in difficoltà e un testo di quel tipo avrebbe potuto dissuadere possibili clienti. Tuttavia, dopo un breve botta e risposta con l’editore sono andato in stampa con il mio nome.

La pubblicazione rappresentava un riconoscimento del modo di scrivere che mi interessa, avere scritto per trent’anni a modo mio ha avuto senso. Quel riconoscimento adesso ha un valore simbolico, nel giro di poco tempo il libro ha preso un significato sempre più marginale, che si è definitivamente esaurito il nove gennaio, una domenica sera, quando ho ricevuto l’e-mail di rifiuto per il romanzo che avevo proposto a seguito, quello a cui tengo di più in assoluto.

Irrilevante in sé, la pubblicazione ha avuto una grande importanza per le conseguenze. Dato che nel romanzo si parla di una band ho iniziato a comporre pezzi, a farne video e a pubblicarli su un canale YouTube dedicato. Ho sentito la necessità del testo e dopo una breve ricerca di collaborazioni ho deciso di usare la voce sintetica del computer.

Da lì ho iniziato a informarmi su sistemi di sintesi vocale più sofisticati e ieri per un cliente ho prodotto il primo video con colonna sonora e voce narrante in inglese.

Del romanzo rimane che lo collegano a un film e il motivo è che conoscono solo quel film e non sanno cosa succede in Cina dal 2014.

No! stereotipato e fotocopiato, una sorta di lancetta del manometro editoriale.

Mi sono accorto che se avessi scoperto Don DeLillo nel 2000, anno della sua prima pubblicazione in Italia con Americana, scritto nel 1971, viva l’Italia, molto probabilmente non avrei scritto niente.

O meglio.

A una pittrice sconosciuta che fa quadri potentissimi, ho detto che se non li avesse fatti sarebbe esplosa. Penso che la stessa cosa valga per me, se non avessi scritto sarei esploso. Sono stato molto presuntuoso a tentare la via editoriale, ma avere uno scopo ambizioso mi ha permesso di confrontarmi con chi giudica per mestiere e ricevere tanti No mi ha fatto sperimentare molti modi di scrivere.

Di DeLillo avevo letto Cosmopolis e mi ero piantato su Underworld, che ho attaccato più volte senza riuscire a superare la partita di baseball. Ora sto leggendo tutto dall’inizio e non voglio più pubblicare nulla.

Nel mio telefono le uniche notifiche sono quella di lavoro. Continuo a rimandare il giorno in cui torno a camminare e ho sempre freddo.

Oh, mio Dio! Hanno ucciso Kenny! Brutti bastardi!

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