Dissolvenza al nero

La realtà viene definita dall’Altro. Se l’Altro, come me, pensa che la Terra sia piatta, allora la Terra è piatta. La realtà è il luogo dove abitiamo veramente, ma questo non significa che la realtà sia vera. La realtà non dipende da come sono in contatto con l’Altro. Il mio dialogo in chat con un barbiere di Acapulco può essere più reale di quello con il barbiere che mi sta radendo. Noi possiamo quindi abitare in luoghi che non esistono, anche per tutta la vita. E se abbiamo trovato tante corrispondenze con l’Altro avremo vissuto una vita reale. Se invece non troviamo l’Altro e ci sono cose che facciamo o pensiamo da soli queste cose non sono reali. È meglio dubitare sempre di una cosa che si pensa o si fa da soli, la cosa bella, in questo caso, è che nessuno ci vieta di pensarla, anzi, ancora meglio, nessuno sa che la pensiamo.

L’assenza dell’Altro è un lutto. Se l’Altro è un barbiere di Acapulco, una persona che perciò non possiamo frequentare, il nostro Altro ci permette di vivere in una realtà del lutto. La mancanza del corpo dell’Altro è un lutto doloroso che può arrivare a determinare la morte.

L’ipotesi è un luogo abitabile

Se nulla o quasi nulla di ciò che fa o pensa l’Altro dialoga con noi non si avrà mai un’abitazione. Non so se Cristo intendesse anche questo quando ha detto di non avere nemmeno un sasso su cui posare il capo, mentre si trovava in un deserto sassoso. Sicuramente sia lui che molti “profeti” mi hanno sempre dato l’impressione di essere senza dimora, dei vagabondi. Il concetto viene ribadito sempre da Cristo quando afferma che il suo Regno non è di questa Terra.

La realtà è una convenzione dialettica tanto più ampia quanto più corrisponde all’accordo, alla norma. La realtà in sé non ha nulla di vero, ma questo non esclude che a tratti sconfini nella verità, un po’ per caso, per ragioni statistiche e perché conviene.

Nella maggior parte degli incontri l’Altro non è mai l’Altro, nella maggior parte dei casi l’Altro è l’altro. La differenza dei due tipi di incontro poggia sul malinteso. L’incontro è spesso incidentale e determinato da una corrispondenza. Tuttavia, la realtà che ne deriva si diluisce in un dialogo che si scompone in due soliloqui sino a quando diventa pura estetica, di cui molti si accontentano.

Il linguaggio, in qualsiasi modo si esprima (scritto, visuale…), permette a molte persone, che non avendo trovato l’Altro vivono nel dubbio, di trovare una realtà dove abitare. Da soli.

Chiunque creda a cose che pensa o fa da solo diventerà pazzo, vale a dire disfunzionale a se stesso. Oppure santo.

Dato che nessuno ci vieta di pensare a qualsiasi cosa l’ipotesi è un luogo abitabile.

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