H1

Sto cercando di forzare la tipografia di un tema e ascolto i Dramakuin, falange musicale del collettivo separatista KrauLei il cui suicidio di massa è stato annunciato per fine mese, le liriche espandono e spiegano le massime del Direttivo, nel gruppo sono tre, due ragazze e un ragazzo, tutti e tre sui diciassette, Carry Ola basso e voce, bionda al bianco, capelli eterni, non ho mai assimilato i bassisti che cantano, per me è inconcepibile che le dita si muovano su ogni singolo capotasto in quel modo mentre dalla bocca ti esce tutt’altra ritmica e armonia, la sue voce è un’onda che va dalla risacca all’anomala, una dea, Gess On’Pollox alla chitarra, il ragazzo, glabro tipo chemio, sembra un manichino, ho sempre pensato che la sua partitura sia una base preregistrata, ogni volta che li ho visti in video, una sorta di oggetto sessuale catatonico, ma fisicamente reattivo, che le due violentano e poi trascinano sul palco, è immobile, certo con la sinistra sale e scende dal manico, ma più onanista distratto che fraseggiante, non tocca, pare, oppure suona davvero, ma in questo caso vorrei sapere come ha settato accordatura e effetti, la batterista è Any Mala, grande fan dei Muppets, non so come sia arrivata a Jim Henson e alle sue creature, ma di fatto i Dramakuin nelle loro session hanno sempre in scaletta Manà Manà. Nemmeno diciotto anni, potenzialità infinita come le pile di ultima generazione, esauriti alla nascita dicono di aver già retto troppo. Insomma sto lì così alla mia scrivania, dentro alla loro tirata frastornante sulla tre quarti di Prelievo, quando di colpo mi compare sul monitor un faccione che copre per intero i 34 pollici. Buongiornissimo! urla. Non sto nemmeno a chiedere, se vuoi la privacy ti fai colare in un pilastro di cemento dalla mafia, non so chi sia.

  • Non mi saluti? – dice.
  • Ti saluto – dico.
  • Dio che faccia, non ti ricordi di me?
    Sul Che faccia posso essere d’accordo, ma io con una Great Doll non sono mai uscito, non ho mai chattato, non… ecco, non.
  • Ti piace il mio lavoretto? – mi chiede divertita.
    Forse ho capito, ha fatto il riplasmo, chissà se solo la faccia o tutto il corpo, teoricamente è interessante, antropologicamente, anche se l’etimo della parola si è disperso nella penuria di terre rare.
  • Buongiornissimo! – strepita di nuovo e sentirlo di nuovo scatena un botta e risposta tra la mia colazione e il mio stomaco, come se lei desse fastidio nel locale e lui avocasse la sua facoltà di far rimanere chi gli pare. In fortissima nausea so che il secchio del vomito è di là davanti al televisore.
  • Cosa vuoi? – le chiedo, come domanda fa sempre risparmiare tempo.
  • Voglio che mi usi.
  • Per fare cosa?
  • Usi, abusi, mi domini…
  • Non ce la faccio.
  • Ma se ti piaceva tanto?!
  • Poi sono stato con una NeoFem, mi ha lavato il cervello, ho fatto autocritica, mi ha spossato e mi ha lasciato, la mia libido è assente come il senso civico.
  • Non mi interessa che tu ce la faccia, voglio il cervello.
  • Siamo in due.
  • In che senso?
  • Saperlo.
  • Cosa stavi facendo?
  • Ascoltava i Dramakuin.
  • Chi sono?
  • Full immersion Mindfulness.
  • Per lavorare meglio?
  • Già.
  • E funziona?
  • Pare di no.
  • Perché sono arrivata io?
  • Non te lo so dire.
  • E che lavoro fai?
  • Imposizioni tipografiche.
  • Significa?
  • Cambio i caratteri al testo.
  • E a cosa serve?
  • Ad arrivare a sera.
  • E poi?
  • Lo vendo.
  • Comunque vedi che ci sei ancora?
  • Dove?
  • Imposizioni, cambi il carattere.
    La osservo zitto, lei mi guarda con due occhioni a giuggiola e come un gabbiano rapace l’inconsapevolezza dei tredici anni mi attraversa, la primavera del 2026, io e Susy al lago, quello schianto nel pavimento del cuore come Jacopone da Todi e ora eccomi qua col cilicio.
  • Allora? – chiede.
  • Va bene.
  • Cosa?
  • Ti domino.
  • Quando?
  • Iniziamo subito.
  • Fantastico.
  • Lesson one: first thing you learn is that you always got to wait*. Ora chiudi, ti chiamo io.
  • Fantastico! – la finestra della call viene inghiottita da un risucchio centrale e il mio foglio di stile ricompare assieme alla musica.
    Bene, probabilmente la classe va modificata sull’H1, penso mentre sento che la colazione e lo stomaco arrivano a patti. In ogni caso alla fine lui la caga. Come si chiama, dove la chiamo? Sull’H1 funziona.

*Lou Reed – Waiting for the man

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