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Fremo e so che non posso scendere da sola, ho nostalgia, fame, sete, tutto. Mi manco. Mi sono inabissata più volte e l’ho fatto con validi compagni che tuttavia, a diverse profondità, o altezze, sono spariti. Nessuno può scendere da solo. E sono scomparsi spesso quando si sono accorti che il precipizio era un’ascesa e la carne era spirito. Appena dentro alla porta principale insomma.

Con altri ho esplorato corridoi e stanze.

Ho trovato le mie cose nelle tue stanze e hai trovato le tue nelle mie. Ad ogni guado siamo stati i nostri ponti. Capisci perché due?

Mi hai indicato porte che tenevo chiuse, accompagnata in fondo a corridoi dove pensavo non ci fosse nulla.

Hai premuto interruttori ignoti che hanno acceso luci immense e io lo ho fatto a te.

Mi chiedevi come facessi a conoscerti così bene quando stavo solo parlando di me.

In bocca

Ci deve essere qualcosa di terribile nella verità e quindi nella libertà se di colpo ognuno mi scompare.

Ci deve essere qualcosa di estremamente consolatorio nella schiavitù e nella replica delle piccole belle figure.

La soddisfazione, il fallimento, l’appagamento, il dolore e il successo chiedono preset di parole note, programmi collaudati e combinabili, cicli di manutenzione. A tutti serve un Buddha e forse è lui che vi fa sparire.

Al mio ho sparato in bocca quando, finito di parlare, mi ha sorriso.

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